New York, 2 gennaio 2026 – Il Bitcoin ha aperto la prima seduta di trading a Wall Street del nuovo anno con il fiato sospeso. Sulla piattaforma del CME di Chicago, tra un nuovo gap di prezzo e una barriera che si avvicina ai 90.000 dollari, la regina delle criptovalute dà segnali di nervosismo e incertezza. Gli operatori, dalle 15:30 ora italiana, hanno fatto passi cauti, scrutando grafici e ordini sul mercato dei derivati su asset digitali più grande al mondo.
L’apertura del 2026 sotto la lente: il nuovo gap sul CME
Nel dettaglio, il primo giorno di contrattazioni dell’anno ha visto il future su Bitcoin del CME partire da quota 87.150 dollari, lasciando scoperto un gap tra la chiusura del 31 dicembre e i primi scambi dell’1 gennaio. Un vuoto che gli investitori conoscono bene: spesso preannuncia movimenti bruschi. “Nei mercati tradizionali questi buchi vengono chiusi in fretta, ma con Bitcoin è tutto più incerto”, spiega James Wilder, analista senior di Galaxy Digital.
A metà mattinata a New York – intorno alle 17 in Italia – il prezzo spot della criptovaluta si è stabilizzato poco sopra gli 88.200 dollari, ancora lontano dalla soglia simbolica dei 90.000 dollari, che molti vedono come un vero e proprio muro tecnico. Intanto non sono mancati scossoni rapidi: minimi a 86.900 dollari e un picco momentaneo di 88.700.
La resistenza dei 90.000 dollari: un muro psicologico
Il livello dei 90.000 dollari torna sotto i riflettori degli operatori. Samuele Ferretti, trader indipendente attivo tra Londra e Milano, osserva: “Sopra i 90.000 potrebbe partire una nuova ondata di acquisti speculativi; sotto questa soglia invece rischiamo prese di profitto e vendite automatiche”. Gli algoritmi delle grandi società d’investimento americane – raccontano fonti di mercato – hanno già iniziato a ridurre l’esposizione su prodotti a leva dopo i rialzi dell’ultimo trimestre.
“Il rally iniziato a novembre ha superato le aspettative”, confida un gestore che preferisce restare anonimo. “Ma a questi livelli servono notizie fresche per continuare a correre”. Il riferimento è soprattutto agli ETF su Bitcoin spot che, tra luci e ombre regolamentari, hanno attratto nuovi capitali da parte degli investitori istituzionali.
La fotografia dei volumi e le reazioni degli operatori
Sul CME, la prima ora di scambi ha messo in fila volumi intorno ai 1.400 contratti standard (ognuno pari a 5 Bitcoin), un lieve aumento rispetto alla media festiva ma ancora lontano dai picchi dell’autunno scorso. Una situazione che alcuni broker sentiti a Lower Manhattan interpretano come un’attesa in vista di una direzione chiara per i primi giorni dell’anno.
“In questi momenti ogni mossa fuori dal normale scatena reazioni esagerate”, commenta Michael Thompson, gestore di portafogli digitali per una società texana di consulenza finanziaria. Le piattaforme retail hanno visto un’impennata negli ordini condizionati: “Molti piccoli risparmiatori sono spaventati dai continui saliscendi”, aggiunge Thompson, “ma c’è anche chi cerca il rimbalzo veloce”.
I fattori in gioco: macroeconomia e regolamentazione
Sul tavolo restano i grandi temi dell’economia mondiale. Il nuovo anno è partito con l’inflazione americana sopra il 3% – dati diffusi ieri dal Bureau of Labor Statistics – e l’attesa per le prime mosse della Federal Reserve sui tassi d’interesse. Un fattore che, come ricorda Forbes nella newsletter odierna, “rende ancora più marcata la volatilità del Bitcoin”.
Nel frattempo proseguono i confronti sui margini richiesti dalla CFTC per i futures sulle criptovalute. Il presidente Rostin Behnam ha detto alla CNBC alle 10 ora locale: “Stiamo seguendo da vicino ogni movimento sul mercato crypto. Le nuove regole arriveranno nei prossimi mesi”.
Uno sguardo ai prossimi giorni
Previsioni precise sui prezzi? Ancora niente. Gli operatori tengono d’occhio le riunioni dell’Opec+ previste per venerdì e i dati sulle vendite al dettaglio negli Stati Uniti: possibili micce per nuove oscillazioni. Solo allora si capirà se il Bitcoin riuscirà a superare la soglia dei 90.000 dollari o se questo gap resterà aperto ancora qualche settimana.
Intanto a Wall Street si respira un clima di prudenza ma anche curiosità. Dietro le quinte delle banche d’affari serpeggia una domanda che pesa: quanto potrà durare questa fase incerta? Per ora tutto resta sospeso tra numeri freddi e sensazioni nel vivo del mercato, tra gap tecnici e livelli psicologici mai così vicini come oggi.
