Milano, 15 gennaio 2026 – Negli ultimi tre mesi, il mercato del Bitcoin ha subito una netta contrazione dell’open interest, calato del 30% su scala globale. È quanto emerge dai dati raccolti sulle principali piattaforme di scambio. Questo calo, che si è manifestato a partire da ottobre 2025, riguarda sia gli operatori istituzionali sia i piccoli investitori. Il risultato? Cambiamenti concreti nelle strategie di investimento e un clima più cauto tra gli investitori, che ora cercano segnali chiari per una possibile ripresa.
Crollo dell’open interest: numeri e reazioni del mercato
L’open interest indica quante posizioni aperte ci sono su contratti derivati come futures e opzioni legati al Bitcoin. Stando ai dati di Coinglass, dal picco toccato a metà ottobre – poco sopra i 14 miliardi di dollari – si è scesi fino a circa 9,8 miliardi il 13 gennaio. Una diminuzione che, nel corso della storia della criptovaluta più famosa, non passava inosservata. “Abbiamo visto una vera e propria fase di deleveraging,” spiega Davide Zanotti, analista di Blockchain Italia. “È stata una sfoltita dell’eccesso di leva finanziaria accumulata durante l’estate.”
Le piattaforme più coinvolte restano Binance e CME Group: qui la stretta sulle posizioni più speculative è stata evidente. Nel giro di poche settimane sono calati sia i grandi ordini sia le operazioni più rischiose con margini ridotti. Solo allora è diventato chiaro che non si trattava di un fenomeno passeggero: i numeri sono continuati a scendere anche dopo il Black Friday degli exchange a fine novembre.
Cosa significa deleveraging per la solidità del mercato
Il deleveraging consiste nella chiusura – forzata o volontaria – di posizioni aperte con leva finanziaria, cioè denaro preso in prestito per aumentare guadagni o perdite. Il calo dell’open interest segna quindi una pulizia da capitale speculativo considerato troppo rischioso. Ma, paradossalmente, potrebbe non essere una brutta notizia.
“Un mercato meno esposto alla leva,” sottolinea Angela Capasso, trader su Bitstamp, “è più resistente agli shock improvvisi.” In pratica: meno liquidazioni forzate in massa e meno oscillazioni causate da ordini automatici. Per molti questo aiuta a costruire un supporto più stabile e duraturo per il futuro andamento del prezzo del Bitcoin.
Volatilità contenuta e nuovi scenari per investitori istituzionali
La riduzione della leva ha coinciso con un periodo di volatilità più contenuta. Nelle ultime settimane il prezzo del Bitcoin si è mosso tra 38mila e 45mila dollari, senza quei bruschi movimenti visti in passato. Secondo diversi analisti, questa calma riflette l’attesa degli investitori che cercano segnali più chiari dalle mosse delle banche centrali prima di tornare a scommettere pesantemente sulle criptovalute.
Nel frattempo, alcuni grandi fondi stanno pensando di tornare gradualmente sul mercato. “Il quadro sta diventando meno rischioso dal punto di vista della liquidità,” racconta un portfolio manager milanese che gestisce asset digitali per oltre 200 milioni di euro. Si parla così di un aumento prudente dell’interesse istituzionale, anche grazie ai nuovi sviluppi normativi in Europa e negli Stati Uniti.
Rischi residui e prospettive per il 2026
Nonostante la normalizzazione dell’open interest, qualche rischio resta dietro l’angolo. Gli esperti avvertono: il sentiment può cambiare all’improvviso se arrivano notizie inattese sul fronte regolamentare o nuovi crolli dei prezzi delle criptovalute principali. Altri invece pensano che dopo mesi di “pulizia” da capitale troppo speculativo il Bitcoin abbia ora basi migliori per una ripresa graduale.
“Il mercato funziona a cicli,” ricorda Capasso durante una call su Zoom ieri sera. “Quello che ci aspetta potrebbe essere un periodo di ricostruzione delle posizioni lunghe su fondamenta più solide.” Come sempre, tutto dipenderà dalla fiducia degli operatori e dagli eventi esterni capaci di influenzare i flussi verso l’asset digitale per eccellenza.
Per ora la fotografia è nitida: meno leva significa meno rischio sistemico e un settore pronto a ripartire da basi più concrete.
