Milano, 5 aprile 2026 – Sono quasi 9 milioni di bitcoin – poco meno della metà dell’intera offerta in circolazione – quelli che oggi si trovano in perdita, secondo gli ultimi dati di società specializzate come Glassnode. Un livello che non si vedeva da mesi e che riaccende l’attenzione di chi segue il mercato sulle soglie che, storicamente, hanno segnato momenti decisivi per le criptovalute.
La soglia psicologica dei 9 milioni di bitcoin in perdita
I report usciti tra il 4 e il 5 aprile mostrano come 9 milioni di BTC siano bloccati in portafogli dove il prezzo d’acquisto è più alto rispetto a quello attuale. In sostanza, quasi la metà degli investitori ha una perdita potenziale. Una situazione che diversi analisti hanno già ricordato essere spesso il preludio a due strade: o una valanga di vendite (capitolazione), oppure una fase di accumulo, quando i più esperti approfittano per comprare a prezzi scontati.
“Quando così tanti coin sono in rosso”, spiega su X (ex Twitter) il ricercatore James Cheung, “la pressione psicologica si fa sentire forte sugli holder. A quel punto si capisce chi resiste e chi invece sceglie di uscire”. Nelle ultime 24 ore il prezzo di bitcoin ha tenuto stabile intorno ai 41.800 dollari, senza grandi scossoni rispetto ai giorni scorsi.
Confronto con i precedenti cicli di mercato
L’ultima volta che così tanti bitcoin erano in perdita risale alla fine del 2022, poco dopo il tracollo dell’exchange FTX. Allora il mercato aveva subito una vera e propria capitolazione, con molti piccoli investitori costretti a vendere sottocosto. Solo nei mesi successivi si è visto un lento recupero che tra gennaio e marzo 2023 ha riportato il prezzo sopra i 30mila dollari.
“La storia ci insegna che queste soglie sono un bivio”, osserva l’analista finanziario Alessandro Limonta da Lugano. “Nel 2018 e nel 2022 abbiamo visto sia forti ribassi sia fasi di accumulo silenzioso. Tutto dipende da cosa fanno le cosiddette ‘mani forti’, ovvero i grandi portafogli”.
Secondo le stime di CryptoQuant e dati pubblici delle blockchain principali, sul mercato ci sono circa 19,6 milioni di bitcoin disponibili. Ma solo una piccola parte – circa 2 milioni – viene scambiata attivamente sulle piattaforme.
Reazioni e prospettive: cautela tra gli operatori
Tra chi opera sul mercato, dalle sale trading ai piccoli investitori, regna la prudenza. “Per ora nessun panico”, confida un gestore crypto milanese sotto anonimato. “Molti aspettano segnali più chiari: se partono vendite a catena potremmo vedere nuovi minimi. Se invece la domanda tiene, sarà una lunga attesa”.
Un elemento in più arriva dagli ETF spot partiti negli Usa all’inizio del 2024, come quello gestito da BlackRock, che danno un po’ di stabilità rispetto ai passati cicli ribassisti. Tuttavia, nelle ultime due settimane gli afflussi su queste piattaforme regolamentate sono calati: secondo Farside Investors nella prima settimana d’aprile gli ETF americani hanno registrato deflussi netti per circa 120 milioni di dollari.
Influenze macroeconomiche e sguardo al futuro
Sul settore pesa anche l’incertezza sulle prossime mosse delle banche centrali e sui dati sull’inflazione negli Usa e in Europa. “Fino a quando non ci sarà chiarezza sui tassi”, sottolinea Limonta, “è difficile aspettarsi movimenti decisi verso l’alto”.
Da tenere d’occhio anche gli indicatori tecnici: Glassnode segnala che livelli così alti di perdita latente tra gli holder si sono visti solo sei volte dal 2017 ad oggi. Ma ogni ciclo è diverso: solo superata la prima fase si capirà dove andrà il mercato.
Intanto gli investitori restano fermi davanti agli schermi. Il grafico segna una pausa: domani è un altro giorno.
