Milano, 21 gennaio 2026 – Il numero delle società quotate che decidono di tenere Bitcoin come parte importante dei loro asset ha fatto un salto deciso nel 2025. Il report “2026 Look Ahead” di Fidelity Digital Assets rivela che le aziende con almeno 1.000 Bitcoin in portafoglio sono arrivate a 49, più del doppio rispetto a un anno fa. Nel frattempo, il prezzo della criptovaluta principale si è mantenuto intorno ai 92.400 dollari per token.
Boom di società con Bitcoin: chi sono i protagonisti
Secondo Fidelity, nel 2024 erano appena 23 le società pubbliche con una quota significativa di Bitcoin, soprattutto negli Stati Uniti, in Europa e qualche caso isolato in Asia. Nel 2025 questo numero è più che raddoppiato, raggiungendo quota 49. Tra queste ci sono grandi gruppi tecnologici, aziende finanziarie e imprese industriali. Un chiaro segno che le criptovalute stanno trovando sempre più spazio nei bilanci aziendali.
Un insider di una fintech milanese, che ha preferito restare anonimo, racconta: “Per molte società superare la soglia dei mille Bitcoin significa entrare seriamente nel settore, non è più solo un esperimento”. Questo cambio di passo, sottolineano diversi analisti, dimostra come il mondo istituzionale e i vertici aziendali stiano prendendo sul serio il comparto crypto.
Perché le aziende puntano su Bitcoin
Non si tratta più solo di diversificare gli investimenti. Molte realtà – soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna – cercano di proteggere la liquidità dall’inflazione e dalle oscillazioni del mercato obbligazionario. “Oggi Bitcoin viene visto come una sorta di oro digitale”, spiega Lisa Galli, analista presso uno dei maggiori fondi londinesi.
Ci sono casi emblematici: il report segnala che alcune big tech e multinazionali della consulenza hanno aumentato la loro esposizione già nella prima metà del 2025, approfittando della fase laterale del mercato dopo il rally primaverile. Un comportamento che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato azzardato. “Chi siede nei board ora accetta più rischio, ma lo fa tenendo comunque strumenti per coprirsi”, aggiunge Galli.
Volatilità sotto controllo e nuovi regolamenti all’orizzonte
Il prezzo del Bitcoin, stabile intorno ai 92.400 dollari nella seconda metà del 2025 dopo un picco a giugno, resta soggetto a improvvisi scossoni. Tuttavia la volatilità pesa meno nelle decisioni aziendali rispetto al passato. “Si ragiona sul lungo termine”, spiega Carlo Nobile, docente di Economia digitale all’Università Bicocca. “Molte aziende sanno che ci saranno forti oscillazioni ma contano su regole più precise in arrivo dagli Usa e dall’Europa”.
Tra ottobre e dicembre 2025 si sono fatti passi avanti importanti per definire norme chiare sull’uso delle criptovalute nei bilanci societari, sia alla SEC americana sia tra i legislatori europei. “Senza regole chiare è difficile muoversi con sicurezza”, conferma Nobile.
Cosa aspettarsi nel 2026: prudenza ma fiducia
Le previsioni contenute nel report di Fidelity indicano che questa tendenza continuerà anche nel 2026. L’interesse cresce non solo tra le società hi-tech ma anche tra gruppi industriali tradizionali, che vedono in Bitcoin una possibile protezione contro le tensioni valutarie mondiali. Alcuni consulenti finanziari ascoltati a New York parlano di “cauto ottimismo”: “L’espansione degli investimenti digitali dipende da molti fattori esterni: normative, condizioni economiche globali, rischi informatici”, spiega Mark Yates della Lonsdale Partners.
Gli investitori privati reagiscono in modo diverso. Alcuni accolgono positivamente l’inserimento delle criptovalute nei bilanci – specie nei settori tech e finanza –, altri restano cauti per i rischi ancora presenti e per la novità dello strumento. Ma il fenomeno è ormai chiaro: 49 società quotate hanno già scelto di puntare su Bitcoin in modo stabile.
La direzione intrapresa dalle imprese globali appare sempre più netta: la presenza delle criptovalute nei bilanci non è più un’eccezione o un vezzo da pionieri. Sta diventando una pratica consolidata che – secondo le stime – coinvolgerà sempre più realtà dell’economia reale entro fine anno.
