Milano, 10 marzo 2026 – L’aumento delle tensioni nel Medio Oriente comincia a farsi sentire anche sui mercati finanziari mondiali. Secondo diversi analisti, questa escalation potrebbe portare a movimenti a sorpresa anche nel mondo delle criptovalute. In queste ore, tutta l’attenzione è puntata su Bitcoin, che sembra destinato a vivere settimane turbolente. Non solo per speculazioni, ma perché cresce la percezione di questa moneta digitale come possibile bene rifugio alternativo.
Geopolitica e criptovalute: un legame sempre più stretto
Lo scontro tra Iran e Israele, con il fuoco concentrato sulla Striscia di Gaza e le zone vicine, ha messo in allarme investitori e istituzioni finanziarie. La risposta sui mercati è stata immediata: ieri, intorno alle 15 ora italiana, il prezzo del petrolio Brent ha sfondato quota 89 dollari al barile. A Milano, le azioni delle aziende energetiche – su tutte Eni – hanno guadagnato terreno, con rialzi a due cifre nella mattinata. Poi però si sono stabilizzate dopo le parole rassicuranti della BCE.
Intanto però cresce la curiosità intorno alle criptovalute. In una nota del team ricerca di JP Morgan si legge che “nei momenti di tensione geopolitica una parte degli investitori cerca asset non convenzionali come le criptovalute”. Matteo Frigerio, analista di Swissquote Bank, aggiunge: “Se la crisi dovesse andare avanti oltre aprile, questa tendenza potrebbe diventare più forte”.
Bitcoin sotto la lente degli investitori
Il prezzo di Bitcoin ha iniziato a muoversi molto già la scorsa settimana. Sabato 8 marzo, proprio mentre si diffondevano le prime notizie sul peggioramento della situazione in Medio Oriente, la principale criptovaluta ha superato i 70.000 dollari. Il giorno dopo è scesa fino a 67.800 dollari, con un andamento altalenante che molti collegano direttamente agli eventi sul terreno.
“Negli ultimi due giorni abbiamo visto un aumento degli acquisti da parte dei wallet istituzionali”, spiega Michele Ghezzi, direttore operativo della piattaforma Coin4You. “Sembra che gli investitori stiano cercando un equilibrio: riducono il rischio sugli asset tradizionali aumentando l’esposizione su Bitcoin e, in misura minore, su Ethereum”.
C’è però chi non crede al ruolo difensivo delle criptovalute. Barbara Sartori dell’Università Bocconi sottolinea che “Bitcoin resta molto volatile e non può essere paragonato né all’oro né ad altri beni rifugio classici”. Solo nell’ultimo mese la capitalizzazione totale delle criptovalute è passata da 1.870 a 2.100 miliardi di dollari, segno – dice Sartori – che “la componente speculativa domina ancora”.
Regole in movimento e flussi sotto osservazione
Sul fronte normativo la situazione è ancora in divenire. L’Unione Europea ha ribadito da poco l’importanza di tenere sotto controllo le transazioni digitali per evitare che i capitali vengano usati per scopi illeciti durante le crisi, come spiegato nel comunicato del Parlamento europeo venerdì scorso.
Negli Stati Uniti invece la SEC non ha cambiato finora le regole in vigore. Ma – scrive il New York Times citando fonti interne – sono allo studio nuove direttive per monitorare i flussi verso e dalle principali piattaforme exchange se la crisi dovesse prolungarsi. In Italia Consob ha invitato tutti alla “massima prudenza” quando si tratta di operare su strumenti ad alta volatilità durante momenti instabili dal punto di vista internazionale.
Cosa ci aspetta nelle prossime settimane
Il futuro prossimo dipenderà soprattutto da quanto durerà e quanto sarà intensa la crisi in Medio Oriente. Gli esperti sentiti da alanews.it sono d’accordo su un punto: “Finché la situazione resterà incerta – spiega Andrea Lorenzoni di Intesa Sanpaolo – dobbiamo prepararci a una volatilità sopra la media su tutti i mercati finanziari, Bitcoin compreso”.
Per ora però non sembrano esserci segnali di panico tra i piccoli risparmiatori: “I clienti retail stanno guardando con calma, più attendisti che spaventati”, riferiscono fonti interne a Borsa Italiana nel pomeriggio. Diverso invece il comportamento dei grandi fondi internazionali, che continuano a rivedere le loro posizioni ogni giorno.
Uno scenario ancora aperto – dominato dall’incertezza – dove una volta di più Bitcoin torna protagonista. Se sarà davvero un bene rifugio alternativo o solo uno specchio della paura globale lo sapremo nei prossimi giorni.
