Bill Gates rivoluziona l’energia: approvato il primo reattore nucleare di nuova generazione previsto per il 2030

Salvatore Broggi

14 Marzo 2026

Richland (Washington), 14 marzo 2026 – La Nuclear Regulatory Commission (NRC) ha dato ieri il via libera al primo reattore nucleare di nuova generazione firmato da TerraPower, segnando un passo importante per l’energia negli Stati Uniti. Dopo mesi di controlli e valutazioni, la centrale pilota a Kemmerer, Wyoming punta a partire entro il 2030. Gli addetti ai lavori, dentro e fuori dal mondo nucleare, parlano di una vera svolta per il futuro dell’energia americana.

Il nuovo impianto: sicurezza e innovazione

Al centro del progetto c’è il reattore Natrium, ideato dalla startup di Bill Gates, TerraPower, con il supporto di aziende come PacifiCorp e GE Hitachi Nuclear Energy. L’NRC ha confermato che il reattore userà sodio liquido come refrigerante al posto dell’acqua, una scelta che promette un controllo migliore della temperatura e meno rischi di incidenti gravi. “Abbiamo aggiornato i criteri di sicurezza, tenendo conto anche dei rischi legati al clima e alla geopolitica,” ha spiegato una portavoce dell’NRC durante il briefing serale.

Secondo i dati ufficiali, la centrale pilota avrà una potenza attesa di circa 345 megawatt, con punte fino a 500 nei momenti di maggiore richiesta. La vera novità è però nel sistema di accumulo termico con sali fusi, che permetterà alla centrale di adattare velocemente la produzione alle esigenze della rete elettrica.

Perché proprio in Wyoming

La scelta di Kemmerer non è casuale: un tempo centro dell’estrazione del carbone, qui si trova la vecchia centrale a carbone Naughton Power Plant, destinata a chiudere e trasformarsi grazie a TerraPower. In conferenza stampa — seguita anche dall’Italia — l’ad Chris Levesque ha detto chiaramente: “Qui si gioca la transizione energetica americana. I posti persi nel carbone saranno sostituiti da nuove opportunità nel nucleare”.

Non mancano però dubbi tra gli abitanti locali, soprattutto su possibili rischi per la sicurezza. Intanto il municipio prevede circa 250 posti di lavoro diretti e un indotto che crescerà col tempo.

Reazioni politiche e industriali

A Washington la notizia è stata accolta con prudenza ma anche con ottimismo. Il Dipartimento dell’Energia (DOE) ha definito l’ok “un passo verso un mix energetico più solido”. Dal mondo industriale invece c’è attesa per i bandi sulle forniture: “Siamo pronti a fornire componenti specializzati,” ha assicurato un dirigente della filiale americana di GE.

Dall’opposizione arrivano richieste per maggiore chiarezza sui costi: il budget ufficiale è intorno ai 4 miliardi di dollari solo per la fase pilota. Fonti governative precisano che si tratta di investimenti misti tra pubblico e privato.

Il quadro globale: investimenti e rischi

L’ok statunitense arriva mentre paesi come Cina e Finlandia spingono forte sulle nuove tecnologie nucleari. Nel rapporto 2025 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) si parla di almeno cinque nuovi reattori simili pronti in Asia e Nord Europa. Gli esperti sottolineano che questa nuova generazione punta molto sulla sicurezza passiva, cioè sistemi che si mettono in sicurezza da soli senza bisogno d’interventi umani.

Le sfide però restano. Lo smaltimento delle scorie è ancora un problema senza soluzione definitiva, come ammesso ieri dal fisico nucleare Daniel Freedman all’inviato del New York Times. E non va dimenticato l’aspetto del combustibile: negli USA si userà uranio ad alto arricchimento (HALEU), materiale ancora poco diffuso sul mercato.

Le prospettive per l’Italia e l’Europa

Anche in Europa la notizia riaccende il dibattito sul nucleare. In Italia resta tema divisivo, tra aperture timide del governo e scetticismo da parte di alcune forze politiche e ambientaliste. “Seguiamo con interesse ma anche prudenza,” ha detto pochi giorni fa il ministro Gilberto Pichetto Fratin all’Enea Innovation Days.

Se i tempi saranno rispettati, il Natrium partirà con i primi test tra quattro anni e sarà operativo nel 2030. Solo allora – dicono gli analisti – si potrà capire davvero quale sarà l’impatto sul settore energetico mondiale in termini di costi, benefici e sostenibilità.

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