Roma, 28 marzo 2026 – Per la prima volta nella storia delle missioni spaziali, un astronauta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è stato evacuato a causa di un malore improvviso avvenuto lo scorso gennaio. Un rientro d’emergenza senza precedenti per la medicina spaziale, reso necessario da sintomi giudicati “preoccupanti” dal team medico a Terra, anche se ancora oggi la diagnosi resta incerta. Ieri la NASA ha confermato che l’inchiesta interna sull’episodio è ancora aperta e che “non ci sono elementi definitivi sulla causa” del malore.
Prima evacuazione medica dalla ISS: cosa è successo
Il caso, svelato solo ora nei dettagli, risale alle prime ore del 23 gennaio. Erano circa le 4 del mattino in Italia quando, secondo quanto raccolto da alanews.it, uno dei sei membri dell’equipaggio ha accusato un “malessere acuto con perdita momentanea di conoscenza”. In pochi minuti la sala controllo di Houston ha dato il via al protocollo sanitario d’urgenza. A bordo, il comandante statunitense Mark Peterson e il medico di missione hanno seguito le indicazioni dalla Terra, mentre gli altri membri venivano messi in isolamento precauzionale.
Le comunicazioni sono state sospese per una decina di minuti – una cosa insolita – mentre si valutava l’opzione di usare subito la navetta Dragon Crew-9, attraccata al modulo Harmony. Solo alle 4:36 italiane è arrivata la decisione definitiva. “Ci siamo confrontati con cardiologi e neurologi specialisti – ha spiegato il dottor Frank Miles, responsabile sanitario NASA – e non potevamo correre rischi”. Quella che doveva essere una normale rotazione si è trasformata nella prima vera evacuazione medica dallo spazio.
Rientro d’emergenza: le fasi e le difficoltà
L’astronauta colpito dal malore – nome coperto per privacy, ma fonti russe indicano si tratti di un americano di 44 anni – è stato portato nella capsula Dragon Crew insieme a un collega e al medico. Secondo fonti ESA da Colonia, tutta l’operazione ha richiesto meno di due ore: dalla chiusura del portello allo sgancio automatico.
Alle 7:10 ora italiana la Dragon si è staccata dalla stazione ed è iniziata la discesa verso il Golfo del Messico. Il recupero è avvenuto nelle acque davanti a Pensacola, Florida. Sul posto squadre NASA, paramedici e una piccola folla di giornalisti. “Non era mai successo prima – racconta un tecnico ESA al telefono – c’era tensione palpabile anche tra i piloti degli elicotteri”.
L’astronauta è stato poi trasportato all’ospedale universitario di Houston; poche ore dopo il bollettino parlava di condizioni stabili. Ma il mistero sulle cause resta: i primi test tossicologici e neurologici non hanno evidenziato anomalie.
Le indagini e i protocolli sanitari nello spazio
Questo episodio ha messo sotto i riflettori un tema finora poco discusso: la gestione delle emergenze mediche sulla ISS. A bordo ci sono farmaci e strumenti diagnostici limitati, ma “non c’è nulla che possa sostituire un ospedale vero”, precisa il dottor Miles. Un malore serio rischia di compromettere tutta la missione.
Nei giorni successivi l’equipaggio ha affrontato nuovi controlli medici e sono state aumentate le scorte farmaceutiche. “Abbiamo persino analizzato i filtri dell’aria”, racconta una fonte russa della Roscosmos. La collaborazione tra agenzie spaziali viene definita “totale”.
In una nota ESA diffusa ieri si legge che “le condizioni cliniche dell’astronauta sono buone” e il rientro alla vita normale procede senza intoppi. Ma la causa rimane “non identificata”: niente infezioni o tracce di sostanze tossiche.
Nuove sfide per le missioni spaziali umane
Questa prima evacuazione medica dalla ISS solleva dubbi sulla sicurezza dei voli spaziali a lungo termine. Gli astronauti sono sempre preparati e monitorati con attenzione, ma “il corpo umano può reagire in modi imprevedibili”, sottolinea il professor Carlo Benassi, fisiologo all’Università Sapienza.
Il caso riapre il dibattito sulla necessità di strutture più avanzate – magari moduli ospedalieri piccoli ma attrezzati – nelle future basi su Luna o Marte. Nel frattempo la NASA ha disposto controlli extra per l’equipaggio attualmente in orbita.
Perché proprio adesso sia successo tutto questo, quando sembrava che la medicina spaziale fosse pronta a ogni imprevisto, nessuno sa dare una risposta definitiva. Probabilmente bisognerà aspettare mesi prima che l’indagine interna chiarisca ogni dubbio. Intanto sulla ISS tutto procede tra routine scientifiche e silenzi che raccontano più delle parole quanto fragile sia l’uomo lassù nello spazio.
