CAPE CANAVERAL, 17 gennaio 2026 – La NASA si prepara a scrivere una nuova pagina nella storia dell’esplorazione spaziale. Se tutto andrà come previsto, ad aprile prenderà il via dalla base di Cape Canaveral la missione Artemis II, il primo volo con equipaggio diretto verso la Luna dopo più di cinquant’anni. La finestra di lancio, attesa da mesi e fissata tra il 12 e il 27 aprile, segnerà il ritorno degli Stati Uniti nell’orbita lunare. A bordo della capsula Orion, quattro astronauti testeranno tecnologie e procedure in vista dello sbarco previsto con Artemis III. “Stiamo preparando un passo decisivo”, ha detto la direttrice di volo Catherine Koerner durante il briefing del 15 gennaio.
Equipaggio scelto per Artemis II: nazionalità e preparazione
Sulla navicella Orion ci saranno Reid Wiseman (comandante), Victor Glover (pilota), Christina Koch (specialista di missione) e il canadese Jeremy Hansen, primo non americano a partecipare a un viaggio simile. I nomi, annunciati lo scorso anno al Johnson Space Center di Houston, sono diventati subito simboli della nuova strategia americana di collaborazione internazionale nello spazio. Negli ultimi mesi l’equipaggio ha affrontato un intenso addestramento: dalle simulazioni in piscina al Neutral Buoyancy Lab ai test nei laboratori di Houston. Glover ha raccontato alla stampa di aver vissuto “giornate pesanti, tra allenamenti fisici e briefing sulle manovre più delicate”. Koch, che nel 2019 ha stabilito il record femminile per la permanenza più lunga in orbita (328 giorni consecutivi sulla ISS), ha spiegato che “questo volo sarà anche una prova importante per noi come squadra”.
Test critici e obiettivi principali
La missione Artemis II avrà come scopo principale un sorvolo lunare senza atterraggio: Orion dovrà compiere un giro completo intorno alla Luna per poi tornare sulla Terra dopo circa dieci giorni. Durante il volo gli astronauti metteranno alla prova le comunicazioni a lunga distanza, i sistemi vitali, le procedure d’emergenza e l’affidabilità del modulo di servizio europeo fornito dall’ESA. “Abbiamo esaminato ogni singolo componente nei dettagli”, ha garantito Koerner, ribadendo che la sicurezza dell’equipaggio è “la priorità numero uno”. Solo al termine della missione si deciderà se sarà possibile procedere con l’allunaggio previsto da Artemis III, programmato al momento per il 2028.
Uno dei test più delicati riguarda lo scudo termico di Orion: dovrà resistere al rientro nell’atmosfera a oltre 39mila chilometri all’ora. La NASA spiega che i dati raccolti durante Artemis I – missione senza equipaggio conclusasi nel dicembre 2022 – sono stati fondamentali per individuare dove intervenire migliorando la capsula realizzata da Lockheed Martin.
Una finestra di lancio strategica
La scelta della finestra tra il 12 e il 27 aprile non è casuale. Gli ingegneri hanno calcolato che quei giorni offrono le condizioni migliori sia per entrare in orbita lunare sia per tornare sulla Terra. A Cape Canaveral i preparativi sono in pieno fermento: negli hangar del Kennedy Space Center il razzo SLS (Space Launch System) sta passando gli ultimi controlli. Il programma prevede un test generale – chiamato “wet dress rehearsal” – entro metà marzo.
Secondo fonti vicine alla NASA, le squadre lavorano praticamente “ventiquattr’ore su ventiquattro”, con turni serrati soprattutto nel weekend. La sicurezza resta l’aspetto più importante: ogni dettaglio viene controllato, dai sistemi interni ai collegamenti con Houston.
Una nuova era lunare?
Tornare sulla Luna non è solo una questione tecnologica o di primati. Il programma Artemis – intitolato alla sorella gemella di Apollo nella mitologia greca – vuole costruire le basi per una presenza umana stabile sul nostro satellite entro fine decennio. “Vogliamo creare un ecosistema orbitale e poi atterrare con equipaggi misti”, ha spiegato Bill Nelson, amministratore della NASA.
Nel progetto ci sono collaborazioni con aziende private e agenzie spaziali europee, canadesi e giapponesi. Non si tratta solo di scienza o della bandiera americana piantata sulla superficie lunare: c’è anche la prospettiva di nuove tecnologie, estrarre risorse preziose come l’acqua ghiacciata e costruire basi che serviranno da trampolino per Marte.
Mentre sui display del Kennedy Space Center scorre lento il conto alla rovescia – numero dopo numero –, cresce la tensione tra ingegneri, tecnici e famiglie degli astronauti. Se tutto andrà bene, Artemis II porterà quattro persone a orbitare attorno alla Luna, un sogno inseguito da chi finora l’ha vista solo da lontano.
