Rimini, 25 gennaio 2026 – Il crescente numero di attacchi informatici sta spingendo le aziende italiane a rafforzare la propria difesa attraverso l’adozione di sofisticate strategie di cybersecurity analysis. Un fenomeno che, secondo le previsioni, vedrà un incremento della domanda del 29% nel prossimo decennio, evidenziando quanto sia cruciale proteggere dati, infrastrutture e reputazione aziendale da minacce sempre più frequenti e complesse.
Il ruolo centrale del fattore umano nella sicurezza informatica
Al Richmond Cyber Resilience Forum, tenutosi recentemente a Rimini e promosso da Richmond Italia, si è sottolineato come il 60% degli attacchi informatici sia riconducibile a errori o vulnerabilità legate al comportamento umano. Le aziende non possono più limitarsi a difendersi passivamente: devono diventare resilienti, investendo in nuove professionalità come gli analisti di cybersecurity, figure ormai imprescindibili per anticipare e contrastare le minacce. Inoltre, il forum ha affrontato temi di rilievo quali l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla sicurezza, la protezione della supply chain digitale e le sfide derivanti dall’avvento della computazione quantistica.
Attacchi informatici: uno ogni 39 secondi
Marina Carnevale, events conference director di Richmond Italia, ha evidenziato che oggi la violazione della sicurezza informatica è uno scenario concreto con cui le organizzazioni devono fare i conti quotidianamente. La criminalità informatica si configura come una minaccia costante, con una media globale di un attacco ogni 39 secondi, pari a circa 2.200 incidenti giornalieri. I dati più recenti del Cybersecurity Statistics 2025 mostrano un aumento esponenziale delle violazioni di dati, con un +186% solo nel primo trimestre del 2025. In questo contesto, l’Italia risulta ancora indietro rispetto agli altri Paesi del G7 in termini di investimenti in cybersecurity, con una spesa pari allo 0,12% del Pil, contro lo 0,34% degli Stati Uniti e lo 0,29% del Regno Unito. Tuttavia, cresce la presenza di specialisti interni: il 58% delle grandi imprese italiane dispone ormai di un Chief Information Security Officer.
Verso una cultura della conoscenza e resilienza digitale
Gli esperti concordano che una delle strategie fondamentali per invertire questa tendenza negativa è la diffusione di una conoscenza approfondita dei sistemi digitali e l’adozione di un approccio integrato e strutturato alla cybersecurity. Ciò significa non solo potenziare le difese tecnologiche, ma anche sviluppare modelli organizzativi e culturali capaci di garantire continuità operativa, adattabilità e solidità nel tempo, elementi chiave per la competitività e la sostenibilità delle imprese italiane.
Nel dibattito si inserisce anche il concetto di hacker, spesso frainteso: originariamente, un hacker è un esperto di programmazione e sistemi che utilizza le sue competenze per esplorare e migliorare l’efficienza del software, senza finalità criminali. La distinzione con i cracker, cioè chi compie violazioni informatiche con intenti malevoli, è cruciale per comprendere la complessità della sicurezza digitale nel mondo contemporaneo.
