70 Economisti Esortano il Parlamento Europeo a Sostenere l’Euro Digitale come Alternativa al Contante

Salvatore Broggi

12 Gennaio 2026

Bruxelles, 12 gennaio 2026 – Settanta economisti e esperti di politiche pubbliche hanno lanciato un appello agli eurodeputati: serve un euro digitale pensato come servizio pubblico, che affianchi e non sostituisca il contante. La lettera, resa nota ieri mattina a Bruxelles, arriva nel bel mezzo del dibattito parlamentare sulla proposta per la moneta elettronica europea. In gioco c’è molto: dalla tutela dei pagamenti alla libertà economica dei cittadini, come sottolineano gli stessi promotori.

Economisti e studiosi uniti: perché questa lettera conta

Tra i firmatari spiccano nomi importanti come Maurizio Trapanese dell’Università di Bologna, la francese Claire Girard di Sciences Po e il tedesco Peter Hummel dell’Ifo Institute. Insieme vogliono richiamare i legislatori su un tema fondamentale per la sovranità monetaria europea. L’idea è semplice: se l’euro digitale viene concepito come un bene pubblico, può offrire a tutti una via sicura per pagare, evitando di affidarsi solo ai circuiti privati. E garantire accesso anche a chi oggi fatica con le banche o i pagamenti digitali.

C’è una preoccupazione concreta dietro queste firme. “L’innovazione tecnologica rischia di tagliare fuori chi non ha conti bancari o smartphone”, ha detto Girard al termine della presentazione. E Trapanese rincara: “Serve una piattaforma pubblica, senza scopi di lucro e aperta a tutti”.

Il quadro europeo: cosa c’è nella proposta

La Commissione Ue ha messo sul tavolo nel 2025 una bozza per l’euro digitale. Ora è in mano alle commissioni del Parlamento europeo. Si parla di un nuovo strumento di pagamento emesso dalla Banca centrale europea, con punti chiave come la privacy degli utenti, i limiti alle commissioni e il ruolo delle banche commerciali. Si prevede che entro fine marzo venga votata una prima versione.

Ma non mancano le resistenze. Le lobby bancarie e alcune associazioni hanno espresso dubbi sull’impatto reale del progetto. “Un euro digitale troppo simile al contante potrebbe ridurre la domanda per i servizi bancari tradizionali”, ha commentato il portavoce dell’European Banking Federation, riportato dal Financial Times.

Contante e digitale: un equilibrio da trovare

La lettera insiste su questo punto: l’euro elettronico non deve togliere spazio al contante, ma stargli accanto per lasciare libera scelta a chi paga. Lo ribadisce Hummel in una nota: “La pandemia ci ha mostrato quanto fragile sia l’accesso ai servizi digitali per tutti. Difendere il diritto al contante è fondamentale, ma serve anche costruire un’infrastruttura pubblica digitale su cui tutti possano contare”.

Il problema riguarda soprattutto chi è più in difficoltà. Secondo la Banca d’Italia, quasi il 16% degli italiani adulti usa poco o niente gli strumenti bancari online. Un dato importante che – spiega Trapanese – rischia di tagliare fuori troppa gente se si passa solo a sistemi digitali controllati dai privati.

Reazioni dal Parlamento e dalla società civile

Ieri pomeriggio sono arrivate le prime voci dal Parlamento europeo, soprattutto da italiani e francesi. La socialista Elisa Valli, intervistata a Bruxelles, ha detto: “Accogliamo l’appello degli studiosi. L’accessibilità dei pagamenti deve essere garantita a tutti in Europa”. Più prudente invece il liberale tedesco Hans Breuer, che avverte: “Bisogna evitare scelte che danneggino le banche tradizionali”.

Anche sui social la discussione cresce. “Se l’euro digitale sarà una carta pubblica gratuita – scrive su X l’utente @SilviaBruxelles – potrei usarlo anch’io. Ma se è solo un altro prodotto delle banche, non cambia nulla”. Una frase che riassume ansie e speranze tra i risparmiatori europei.

Il futuro dell’euro digitale resta tutto da scrivere

La partita è ancora aperta. Fino al 29 gennaio si terranno audizioni tecniche; il voto dovrebbe arrivare dopo la sessione plenaria di Strasburgo a febbraio. Resta da capire se l’euro digitale sarà davvero uno strumento pubblico o solo una copia delle solite logiche private. E soprattutto: riuscirà davvero a far sì che nessuno rimanga indietro nei pagamenti quotidiani? Per ora, la parola passa agli eurodeputati.

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