58 associazioni uniscono le forze contro il DDL Caccia: allarme per fauna, ambiente e biodiversità in Italia

Salvatore Broggi

11 Aprile 2026

Roma, 11 aprile 2026 – Oggi a Roma si è tenuta una mobilitazione di 58 associazioni ambientaliste e animaliste, tutte insieme per chiedere al Parlamento di fermare la nuova legge sulla caccia. Tra i gruppi più attivi ci sono Legambiente, WWF Italia e Lipu, che temono che il provvedimento, in discussione alla Camera da inizio mese, possa davvero ridurre le tutele per la fauna selvatica e mettere a rischio la preziosa biodiversità del nostro Paese. Il corteo è partito alle 10 da piazza Santi Apostoli e ha attraversato le vie del centro storico fino a Montecitorio, dove i rappresentanti hanno consegnato un documento ai capigruppo dei principali partiti. Il messaggio è chiaro: “Questa legge va bloccata, sarebbe un passo indietro per l’ambiente”.

Associazioni unite contro il disegno di legge

Le ragioni di questa protesta si trovano in un comunicato congiunto uscito ieri sera, poco prima della manifestazione. Le 58 sigle coordinate da Enpa spiegano che la riforma così com’è toglierebbe “importanti limiti temporali e territoriali alla caccia” e faciliterebbe l’abbattimento di specie considerate “problematiche”, come cinghiali e storni. Daniela Sani, portavoce nazionale di Lipu, ha sottolineato: “Ci preoccupa la possibilità di cacciare anche nelle aree protette”. Non solo: preoccupa pure l’idea di estendere la caccia per tutto l’anno, superando il calendario venatorio fissato ora dalle regioni.

I timori per la fauna e la biodiversità

Al centro del dibattito c’è soprattutto la salvaguardia della fauna selvatica. Gli ambientalisti ricordano che “l’Italia è tra i Paesi europei con più specie a rischio”, dati Ispra alla mano. Secondo loro, il nuovo testo indebolirebbe i controlli attuali, aprendo la porta a maggiori rischi per uccelli migratori, piccoli mammiferi e habitat già fragili. Fulvio Mamone Capria, presidente Lipu, ha avvertito: “Senza limiti chiari sulla caccia si rischia di aumentare la pressione proprio nei momenti più delicati della riproduzione degli animali”. Maria Grazia Midulla (WWF) ha aggiunto che il disegno di legge è “incompatibile con gli impegni internazionali presi dall’Italia per proteggere la biodiversità”.

Il dibattito politico: maggioranza e opposizione divise

Il confronto in Parlamento è acceso. La maggioranza di centrodestra spinge per approvare il testo, parlando di “aggiornamento necessario” per rispondere alle esigenze degli agricoltori e dei territori colpiti dai danni della fauna selvatica. Giuseppe Rinaldi (Lega), relatore del provvedimento, ha detto che “l’obiettivo è ridurre i danni alle coltivazioni e garantire maggiore sicurezza”. Dall’altro lato l’opposizione è compatta nel chiedere modifiche sostanziali o il ritiro della proposta: “Così rischiamo un vero far west venatorio”, ha commentato Elisabetta Neri (PD). Intanto questa mattina una delegazione delle associazioni ha incontrato deputati dell’Alleanza Verdi-Sinistra pronti a presentare emendamenti più restrittivi.

Le reazioni delle comunità locali

Nel frattempo cresce l’attenzione tra i cittadini. In diverse zone rurali del centro-nord i sindaci chiedono interventi rapidi contro i danni causati dai cinghiali; solo nell’ultimo anno Coldiretti stima perdite economiche superiori ai 120 milioni di euro. Ma non tutti nei piccoli comuni dell’Appennino emiliano e delle Prealpi lombarde sono d’accordo sull’allargamento della caccia. Marco Soldani, allevatore a Valtrompia (Brescia), mette in guardia: “Bisogna saper distinguere tra contenimento serio e deregolamentazione selvaggia. Qui la natura sta già pagando un prezzo alto”.

Prossimi passi: attesa per il voto finale

La discussione in Aula dovrebbe chiudersi entro due settimane. I gruppi ambientalisti hanno annunciato nuove iniziative nelle città principali come Torino e Napoli. Il governo non sembra voler ritirare il testo ma lascia aperta qualche possibilità di “ritocchi tecnici”, come riferisce una fonte di Palazzo Chigi. Nel pomeriggio Montecitorio si è svuotato senza una mediazione vera sul provvedimento. Le associazioni restano all’erta: “Non molleremo la presa”, ha garantito Donatella Bianchi (Legambiente). Perché questa partita – tra ambiente e caccia – promette ancora molte discussioni accese nei prossimi giorni.

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